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Comunicato agenda lazio 13

18-04-2014 12:46 - Comunicati
Associazione ex-consiglieri regionali del Lazio,Eurispes

con il sostegno di Unioncamere Lazio

Comunicato Stampa
Rapporto "Agenda Lazio 2013"




La riforma delle province proposta dal Governo e in discussione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, potrebbe aumentare il divario tra le aree più dinamiche del Lazio e quelle in maggiore difficoltà. Le imprese della Regione, soffrono per la stretta creditizia da parte delle banche, mentre aumenta il tasso di indebitamento delle famiglie. Essenziale per una ripresa dell'economia locale, investire nelle nuove tecnologie a partire dalla banda larga e valorizzare turismo e cultura.

A poche settimane dalle elezioni regionali, Il Rapporto Agenda Lazio 2013 segnala alcuni punti sui quali la politica regionale sarà chiamata a fornire risposte per la crescita e lo sviluppo della Regione.

Il possibile impatto della riforma delle Province nel Lazio.
Unire due debolezze non fa una forza. Almeno dal punto di vista economico, la riforma delle Province in discussione al Senato, potrebbe provocare nel Lazio un aumento del divario tra città più sviluppate e aree con maggiori criticità. La Regione, già schiacciata dal gigantismo romano, vedrebbe da una parte le province più dinamiche, Frosinone e Latina. Dall'altra, Rieti e Viterbo, riunite in un'unica realtà, rischierebbero di impantanarsi nella scarsa crescita che le ha caratterizzate finora. Da un punto di vista quantitativo Viterbo è l'unica provincia nella quale il numero di imprese è calato negli ultimi 10 anni (nel 2001 rappresentava il 7,07% del totale imprese regionali, nel 2011 la quota si è ridotta al 6,32%). Rieti è quella in cui sono localizzate il minor numero di imprese registrate, solo 15.232 unità, che rappresentano appena il 2,5% del tessuto produttivo regionale.
Roma, che continua ad essere dominante sul resto della Regione dal punto di vista economico, potrebbe accentrare altre risorse a seguito della riforma sull'area metropolitana inserita nel decreto sulla "Spending Review". Il forte squilibrio evidenziato dai principali indicatori (il numero di imprese romane nel 2005 rappresentava poco meno del 72% dell'intero tessuto imprenditoriale regionale, mentre nel 2011 le oltre 450mila imprese registrate corrispondono al 74% del totale regionale) potrebbe dunque accentuarsi. Rieti e Viterbo cenerentola dell'economia sia nei confronti di Roma sia rispetto alla costituenda provincia di Latina e Frosinone che confermerebbe la propria forza nel settore agricolo e nel numero di società di capitali (Latina è la seconda provincia laziale in termini di società di capitali).

Commercio con l'estero: il principale volano dell'economia. L'aumento del volume del commercio con l'estero potrebbe rappresentare la leva più efficace per contrastare la crisi economica e per continuare a proiettare il sistema economico laziale oltre i suoi confini tradizionali. A proposito del grado di apertura al commercio con l'estero, le province di Latina e Frosinone presentano valori più elevati, sia della media regionale, sia nel confronto nazionale, sperimentando nel biennio 2010-2011 una crescita magggiore anche di quella della provincia capitolina, da sempre penalizzata da una terziarizzazione diffusa della propria economia.
I Contratti di Rete e l'innovazione tecnologica. Il Contratto di Rete consente, soprattutto alle micro-imprese presenti nella regione, di uscire da una dimensione aziendale estremamente ridotta, totalmente inadeguata alle sfide dei mercati globali. Le uniche province che hanno sottoscritto un contratto di rete sono proprio quelle che presentano una maggiore apertura al commercio estero: a Roma le imprese che hanno sottoscritto un contratto di rete sono 24 (34 imprese coinvolte), a Latina 4 (15 imprese coinvolte) e a Frosinone 3 (5 imprese coinvolte). Al contrario, nelle altre due province, Viterbo e Rieti, nessuna azienda ha ancora ritenuto opportuna la collaborazione con altre imprese, attraverso la sottoscrizione di questa tipologia di contratto.

Altro strumento indispensabile per aprire le micro-imprese del territorio laziale ai mercati internazionali è l'innovazione tecnologica, soprattutto legata alla banda larga. "Recenti studi - spiega il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara - calcolano che ogni 10% di penetrazione di Banda larga, può determinare una crescita del Pil dell'1%, senza contare le ricadute occupazionali; in questo caso a ogni 1.000 nuovi utenti di banda larga corrispondono 80 nuovi posti di lavoro. Inoltre - conclude Fara - maggiori investimenti nel settore, nel nostro Paese avrebbero un impatto positivo maggiore, vista la natura strutturale del nostro tessuto produttivo".

Il turismo e la cultura. L'importanza che la cultura e il turismo ricoprono all'interno di un nuovo modello di sviluppo è fondamentale - ancor più per il Lazio - per tornare alla crescita e allo sviluppo della regione. La Regione, infatti, con 4 siti Unesco, 283 musei, 1.064 biblioteche e ben 4.489 beni architettonici vincolati, rappresenta una tra le realtà di punta del panorama culturale italiano, capace di attrarre milioni di turisti, sia a livello nazionale, sia internazionale. Se in Italia si contano 424 musei, monumenti e aree archeologiche, 88 sono situati nella regione Lazio, un valore pari al 20% del patrimonio nazionale, e di questi ben 60 sono riconducibili alla sola Provincia di Roma. Numeri notevolmente inferiori nelle altre province, con Viterbo a 18 e la Provincia di Rieti dove addirittura non risultano beni museali, architettonici o monumentali di proprietà dello Stato.
"Nonostante le difficoltà legate alla crisi economica - osserva Enzo Bernardi, presidente Associazione ex Consiglieri Lazio - negli ultimi due anni, il settore della cultura continua a generare ricchezza, facendo registrare incrementi interessanti, sia in termini di visitatori, sia in riferimento agli introiti realizzati. Senza un'adeguata valorizzazione del turismo - spiega Bernardi - il Lazio non produrrà mai abbastanza posti di lavoro".
È importante sottolineare che, mentre in Italia, tra il 2010 e il 2011, l'incremento del numero di visitatori, è stato pari al 7,5%, nella regione la crescita è stata del 13,7%.

La ritirata del sistema bancario. Anche nel Lazio è possibile osservare le tipiche dinamiche della stretta creditizia, meglio nota come "credit crunch", attraverso una riduzione della propensione al prestito del circuito bancario, a causa soprattutto dell'indice della Provincia di Roma, in costante calo dal 2003; nello stesso tempo, aumenta l'ammontare del credito al consumo delle famiglie, dato in linea con il resto del territorio nazionale. Il Rapporto dimostra che le famiglie non ricevendo più adeguate risposte dalle banche potrebbero aver fatto fronte alle esigenze di prestito trovando rifugio in altri istituti finanziari.
Nello stesso tempo, tra il 2001 e il 2011 il numero di sportelli bancari sul territorio della regione è aumentato del 21,1% (erano 2.286 nel 2001, sono 2.768 nel 2011), a fronte di una crescita del 14,8% registrata in Italia, negli ultimi 10 anni.


Roma 11 dicembre 2012
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